lunedì 11 aprile 2011

UWA 3D Open Art Challenge Marzo 2011: intervista a Gleman Jun

Capita a tutti di entrare in Second Life e rimanere attratti dalla bellezza delle immagine che fanno da padrone in questo metaverso. Ed è proprio in questo mondo che molte persone sviluppano o sperimentano alcune forme di arte.
La mia curiosità, momentaneamente, si è soffermata, per l'appunto, sull’arte visiva; attratto dall’interessantissima mostra organizzata dalla UWA (una delle principali università di ricerca in Australia e ha una reputazione internazionale di eccellenza e innovazione, tanto da creare un ponte comune fra la real life e la second life).
Una manifestazione che ha mostrato un fenomeno interessante: la scarsa presenza di opere non scriptate da parte dei concorrenti.
La stessa UWA temeva infatti che le opere con script avrebbero potuto dominare la competizione, con la convinzione che potessero oscurare la più sottile forma d’arte presente in ogni lavoro.  
Vi propongo qui di seguito una piacevole intervista con Gleman Jun: vincitore del concorso “UWA 3D Open Art Challenge” del mese di Marzo.

K.S.:Vincitore dell’UWA 3D challenge. Cosa rappresenta per te la tua opera "The fragility of the soul is not a defect"?
Gleman: In una società sempre più virtuale che corre, spinge e lotta per il potere diventando cacciatore e cannibale del più debole, la fragilità è in realtà la molla che ci aiuta a crescere e a migliorarci. La fragilità non è una sventura, una calamità da nascondere e da soffocare, ma la virtuosa attitudine che ci consente di stabilire un rapporto di empatia con chi ci è vicino. Il fragile è l'uomo per eccellenza, perché considera gli altri suoi pari e non potenziali vittime, perché laddove la forza impone, respinge e reprime, la fragilità accoglie, incoraggia e comprende.

K.S.:Da cosa è stato influenzato maggiormente il tuo percorso artistico che ti ha portato a realizzare quest'opera? E quali sono state le tue fonti d'ispirazione?
Gleman: Tendo a rimanere colpito dalle immagini. Mi basta solo un istante e mi perdo nei pixel dell’espressione immaginaria ed immaginata del senso di quello che percepisco dalla visione. E’ stato lo stesso per “"The fragility of the soul is not a defect".

K.S.: Puoi spiegarci la differenza sostanziale nel realizzare un'opera priva di script?
Gleman: Il concorso non richiede obbligatoriamente il non utilizzo di script ma premia la capacità di coinvolgere tramite una dinamica immaginata e non imposta. Niente è statico in RL: gli atomi e molecole, l’effetto della gravità, il movimento della nostra galassia che fluttua nell’universo, il tempo. Queste cose mancano  nel mondo virtuale. Paradossalmente io vedo la “materia virtuale” come un elemento statico e compenso questa “mancanza di realtà” con gli script. In questo caso lo script è semplicemente chi osserva il mio lavoro…

K.S.:Il concorso definisce la tua opera fra le "captivating works" (opere accattivanti). Perchè? Cosa e in che modo vuoi trasmettere all'osservatore il significato della tuo lavoro?
Gleman: L’opera è composta da due parti fondamentali: la creazione e l’interpretazione. L’artista crea, l’osservatore completa. http://glemanjun.blogspot.com/2010/07/art-is.html 

K.S.:Prossimi progetti, mostre, lavori?
Gleman: Creare…

Ringraziando Gleman Jun per la sua preziosa disponibilità, continuo il mio percorso nel curioso mondo di SL in cerca di nuove interessanti iniziative.

Kain Sibilant
SL Crazy Reporter

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