giovedì 19 maggio 2011

PUNTI DI VISTA SULL'ARTE VIRTUALE



Si è inaugurata lunedì 16 maggio nelle labirintiche sale del PAD la mostra "Points of view" di Rob Barber e Giovanna Cerise.
La mostra, come ci ha spiegato Matteus Taurog, curatore dell'esposizione, è stata intitolata "punti di vista" per sottolineare la diversità, cosa del resto naturale nell'arte, dello stile e del linguaggio artistico dei due protagonisti, Rob Barber e Giovanna Cerise: il primo si esprime attraverso la pittura, mentre Giovanna mediante opere pensate e realizzate in modo totalmente digitale, secondo i dettami, appunto, dell'arte digitale, nata su Second Life e da quì trasferitasi poi nella vita reale.


E' un'arte, quella della Cerise, dalle caratteristiche completamente immersive - ha continuato Matteus - ed esprime una sensibilità moderna che passa attraverso una percezione basata soprattutto sul sentire; in altre parole è un'arte emozionale e concettuale che non coinvolge solo lo sguardo ma il complesso dei sensi umani, al punto da fagocitare l'osservatore e farlo "immergere" in essa, sollecitandone istintive percezioni e profonde emozioni. Immersioni non certo ardue, aggiungo io, data l'impalpabile trasparenza e la dichiarata immaterialità delle strutture, fatte di tutto e di nulla, vibranti come atmosfere elettriche, come stringhe subatomiche, come suggestioni tridimensionali.



L'opera di Rob Barber, invece, ha proseguito Matteus nella sua interessante presentazione, si richiama con chiara evidenza alla metafisica pittorica. La metafisica è un'avanguardia nata in Italia e che ha avuto in seguito una importante influenza sulla pittura tedesca (non a caso Rob Barber è olandese). Il tratto distintivo della metafisica è cogliere l'attimo significativo e racchiudere in una particolare situazione una visione generale del mondo; in termini filosofici potremmo dire che la metafisica è l'espressione artistica del concetto kantiano del particolare, inteso come contenuto dell'universale. Altro tratto peculiare della metafisica è la struttura rigorosa, quasi geometrica, del dipinto e l'annullamento di ogni soggettività, come accade, ad esempio, nelle tele di De Chirico, in cui notiamo la presenza di manichini al posto della figura umana. A tal proposito Matteus ha sottolineato il fatto che Rob Barber esprime invece la propria arte metafisica con un'operazione assolutamente moderna, trattando la propria pittura con processi digitali fino ad annullare lo stesso gesto artistico e portare le figure in una zona limite tra il reale e l'irreale, dove è possibile rappresentare la scena, tratta spesso dalla vita quotidiana, da un'angolazione diversa che ci fa pensare all'impossibilità - quasi mutuata dalla fisica quantistica - di fissare insieme spazio e tempo senza alterarne profondamente il significato.



Ma facciamo parlare l'Autore:
"Le opere esposte sono il risultato di 11 anni di lavoro con il software 3D. All'inizio mi servivo del software come mezzo per realizzare i miei dipinti, ma col passare del tempo ed il progredire della tecnologia migliorava anche la qualità delle opere, finché mi sono accorto di non aver più bisogno di creare quadri o disegni, anzi addirittura di dipingere. Il mio scopo attuale è quello di raccontare storie attraverso immagini, cosa stranamente poco perseguita nell'arte moderna; essa sembra non rendersi conto dei grandi cambiamenti che il mondo ha subito negli ultimi tempi e della conseguente necessità di catturarne nuove immagini con dovizia di particolari."
Fin qui l'Autore. Il vostro reporter ritiene opportuno aggiungere che questi dipinti-non dipinti raffigurano scene di vita reale in un ambito virtuale, e fin qui nulla di nuovo, ma la tecnica ed il taglio estetico adoperati fanno sì che la "realtà" rappresentata, congelata in una fissità quasi fotografica, acquisti simboli e significati che vanno ben oltre l'apparente minimalità delle situazioni e dei personaggi. E' come se Barber avesse voluto fermare lo scorrere del tempo (per quanto il concetto di tempo possa valere in SL) per suggerirci che il metaverso è tanto vero da sembrare finto, o forse viceversa; è la stessa paradossale sensazione che procurano i fiori di plastica, eternamente fissati in una perenne ed innaturale immobilità che li salva dalla consunzione e nel contempo li condanna ad un'inquietante non-esistenza. E non vi nascondo che osservando qualche quadro raffigurante scene di un erotismo esplicito ma non volgare, mi sono venute in mente le raffigurazioni dei lupanari pompeiani, in cui una scena tratta dall'ordinaria quotidianità di una vita vissuta senza falsi pudori può assurgere a simbolo di "quello che è" perché così deve essere e non può essere altro, ontologicamente sempre uguale a se stesso, senza spiegazioni e senza sottintesi.


Alla fine ho chiesto a Barber se i suoi quadri possono essere considerati più realistici di fotografie; mi ha risposto di no, ma che attraverso il disegno e la pittura è possibile selezionare ed evidenziare con più precisione ciò che deve essere mostrato, rivolgendo in tal modo una maggiore attenzione verso i dettagli. Che sia questa la definizione giusta dell'iperrealismo?

Pinovit Pinion

PAD - Pop Art Display, Solaris Island (66, 213, 22)

Ringrazio Halixia Zenovka per la preziosa opera di ricerca e preparazione del materiale necessario alla stesura dell'articolo

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