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lunedì 13 febbraio 2012

Tribute to Igor Ballyhoo


Igor Ballyhoo ha lasciato SL sei mesi fa, mi dicono. Raccontano di lui che sia stato uno dei più significativi esponenti dell’arte in SL, ma questo lascia il tempo che trova perchè è un’affermazione tanto importante quanto vuota finchè non entro in contatto con il suo mondo di significati. Il Carp ha organizzato una mostra-tributo, una mostra fotografica delle sue realizzazioni, raccolte da Rebeca Bashley ed esibite all’Art Gallery Diabolus. L’occasione per conoscere, se non lui,  quello che ha lasciato. Molto di quello che ha realizzato (si parla di tremila opere in 4 anni) sembra perduto nelle vastità di SL, per cui la documentazione raccolta qui è preziosa. Le fotografie, e le poche sculture, sono raccolte in uno spazio aperto ma piccolo, su impalcature, quasi a significare la precarietà degli allestimenti, ombre residue di una presenza forte che ora è altrove.

Una mente versatile, la leggerezza di  chi non si prende troppo sul serio neanche quando il cuore stilla sangue, come fanno i suoi fiori. Opere poliedriche, pulsanti di vita, cultura, politica e ancora vita occhieggiano.

Angoscianti viaggi dentro ingranaggi neuronali ricordano la mistura di artificiale e di naturale che compone questa vita di avatar,  figure antropomorfe che custodiscono pezzi di meccano in cuori di metallo. Creature alate o in altro modo sospese in cieli ora tersi ora cupi, nè completamente uomini nè completamente bestie, nè completamente macchine. Eppure tutte e tre le cose, insieme in un destino che ha a che fare con la storia del cosmo.

Non ho avuto occasione di conoscerlo, peccato, probabilmente mi sono persa qualcosa. Prima dell’ennesimo crash mi porto dentro, come ultima immagine, le sue forbici: taglienti, appuntite, per pungersi e capire che sì... siamo ancora carne e sangue.

Qui il fantastico catagolo della mostra, edito da Velazquez Bonetto: http://issuu.com/diabolus/docs/ma_igor_ballyhoo
Mo Werefox

giovedì 2 febbraio 2012

NONSOLOFOTO

Tani Thor espone ad Alaska

http://maps.secondlife.com/secondlife/Sakharov/43/99/62

Si aprirà mercoledì 8 febbraio nella magnifica ambientazione grunge di Alaska una mostra di Tani Thor, artista italiana che da diversi anni si occupa di arte in Second Life, prima come gallerista insieme con Aloisio Congrejo, poi come artista 3D. Di recente si è dedicata alla fotografia, tema su cui si incentra l'attuale esposizione.
Ma si tratta di quadri o di fotografie? La domanda inevitabilmente affiora alla mente osservando le creazioni di Tani. Sono forse foto di quadri, o quadri di foto, o foto di quadri raffiguranti fotografie di quadri? Forse non esiste una risposta o non è dato conoscerla, ma è stimolante immergersi in un gioco di rimandi e di allusioni ammiccanti e maliziose come i finti (?) riflessi dell'obiettivo che spesso compaiono nelle sue opere, quasi a sollecitare riflessioni ed a sollevare interrogativi che vanno al di là della semplice fruizione estetica.




E' un circolo vizioso-ma-non-troppo che nasce e si autoalimenta proprio in SL, dove la differenza tra foto e quadro è incerta ed ambigua ancor piu' che nella fotografia reale, in cui pur le diversità sono andate sfumando con l'avvento del digitale. E' lecito porsi una domanda del genere, o si tratta solo di un esercizio intellettuale? In RL una foto rappresenta la realtà, sia pur filtrata dalla personale interpretazione dell'artista e dal creativo lavoro di post-produzione, ma nel metaverso anche l'oggetto rappresentato non è altro che una raffigurazione virtuale di una realtà che sembra a sua volta allontanarsi in un labirinto di prospettive psicologiche, per ripresentarsi come emozione a livello percettivo.
Interrogata da me in proposito, Tani asserisce che le sue opere non sono né foto né quadri, ma semplicemente scatti fatti in SL e manipolati un po' con Photoshop."I quadri e le foto" - dice - "sono un'altra cosa. Vanno fatti con tecnica. Io uso il mio istinto e il mio gusto personale". Cose che non le fanno difetto, aggiungo io, e che lei riesce a pilotare con perizia e sensibilità talmente raffinate che i lavori esposti sembrano il risultato di un lungo lavoro di cesello e non frutto di impulsi e sensazioni "di pancia", secondo la sua stessa definizione.
Le sue creazioni "sanno" di potersi prestare a diversi livelli di lettura, e - rinunciando a qualsiasi classificazione univoca - si mettono in gioco con la loro controllata libertà espressiva, mutuando stilemi propri dell'arte figurativa nel taglio fotografico a loro impresso dall'Autrice, e viceversa adoperando tecniche fotografiche nell'approccio pittorico della rappresentazione. Esse non aspirano ad un'improbabile ed asettica perfezione formale, ma cercano la contaminazione di generi e filosofie estetiche diverse, preferendo l'accorato dubbio alla fredda certezza e lodevolmente "sporcandosi" di emozioni e varia umanità. Significativo è l'uso insistito del "flou" e del controluce, effetti presenti in quasi tutti i quadri e destinati a filtrare la visione delle cose mediante la grande sensibilità dell'Autrice, intrisa di malinconiche suggestioni e poetiche illuminazioni.






La composizione delle opere, d'altra parte, non è mai banale né scontata, anche quando si tratta di soggetti già protagonisti di innumerevoli rappresentazioni; gli accostamenti, qui, sono singolari e sottilmente simbolici: i paesaggi raccontano vicende sospese nel magico limbo dei sogni, mentre oggetti ed animali vivono gli eterni attimi dell'emozione, in bilico tra detto e non detto, sospesi tra suggerito e svelato, sorpresi tra buio e luce.

Ed ecco un volo di gabbiani che, pur immobili come stelle, tracciano nuovi immaginifici versi nella poesia del cielo; ecco un pappagallo che, incurante di tutti i deja-vu della memoria, ripete sommessamente oscure parole di oblìo; ecco una barca preda di onde luminose che ne impediscono la partenza e la fine; ecco il precario equilibrio di un clown disarticolato come le sofferenze da esorcizzare; ecco due fanali che interrogano il buio ricevendo misteriose risposte; ecco sagome di edifici nell'ombra della nebbia e nell'oro del sole, orologi senza tempo di albe e tramonti nel ciclo perenne della vita e del sogno.


Di ben altra natura due installazioni tridimensionali che fanno dell'immersività la propria cifra estetica: gioco interattivo... sì; intelligente ironia... anche; puro divertissement... perché no? Ma il tutto è concepito e realizzato senza pomposi intellettualismi di maniera, nella ricerca, piuttosto, di connotazioni "semplicemente" estetiche. Come dire: sono belle, e basta, senza dietrologie o sottintesi che non siano l'evidente segnale che si può fare arte in tanti modi, ovvero pensando, studiando e diversificando senza mai sacrificare la creatività.

Ho chiesto a Tani chiarimenti su come lei viva questo contrasto tra tridimensionalità e superficie piana. Mi ha risposto che nella fotografia è più libera, mentre nel 3D deve sottostare comunque alle regole della Linden. Non usa sculpted o mesh, tiene a sottolineare, ma solo gli strumenti di SL. "E questo in effetti a volte limita", soggiunge. Sarà...
Completano la mostra due singolari presentazioni di slides raffiguranti chimeriche creature con il volto di avatar (qualcuno è proprio il suo) e il corpo "reale". Tani le chiama "mondi mischiati". E' un assemblaggio che simbolicamente rimanda alle schizofreniche inquietudini di noi abitanti del metaverso ed alle motivazioni di fondo della sua opera, tesa a suggellare inopinati incontri tra mondi e realtà diverse, e tra linguaggi e temi a volte contraddittori ma sempre rispondenti a criteri di rigorosa coerenza intellettuale e indubbia valenza estetica.

"Io non sono un'artista, io gioco!" si schermisce Tani Thor.
Giochi bene, Tani, e l'arte è il più sublime dei giochi!

Pinovit Pinion

mercoledì 17 agosto 2011

User, gallery manager and “3D painter”: a 360° wide passion for the Art




We delve into Aloisio Congrejo knowledge, co-autor of last exhibition B&W&C (Black and White & Color) unveiled on August 13th here http://slurl.com/secondlife/Star%20Night/14/72/2547
already described in this post#. Aloisio is part of that artists-non-artists category, those who don’t take themself too seriously and are aware to be in some ways “playing” and “experimenting” in SecondLife. From his profile #: .I do not think of myself as an 'artist' and certainly don't consider myself an 'inventor' of anything groundbreaking, I create art simply for the the pleasure of creating.  This means that he is wearing at least 3 “shoes”: passionate user, mentor and talent scout and creative author himself. “Born in SL” in the beginning of 2007, he began with Saturnia land, and after he and his partner Tani Thor are managing “Tanalois” a sim entirely devoted to the art. He is actually working as a Gallery Manager in real life.

Here some useful links:



Here also an interesting playlist of “engines oriented” works:




To have a visual catalogue of latest installation here some videos:



1. Globulis, Immersive Work, November 2009,


2. August 2010 Aloisio Congrejo Gallery in Second Life


    3. Roy, 2011 dedicated to final Blade Runner scene (the android death)


    4. Oppression, 2011
      



    5. Solitude, 2011 




It is also interesting to explore his first works currently exhibited in a 3 store cube here: http://slurl.com/secondlife/Enchantress/159/224/2003

His works are often immersive and interactive: paintings are “animated” whe somebody goes enough close to stare at them. 


Don’t use the camera for touring, but try to live them walking inside or close to them. Even though during his latest interview he told me that he is prefering B&W to colour, his first works are often colore, such as the very first:  “Miles Davis” and this creates a kind of contrast with following “engine- and geometric-” works.



You can compare this with the atmospheres a bit dark from latest B&W&C exhibition. In the latter you can feel the sense of “Oppression” carried over from previous events. During the interview Aloisio told me almost pridly that the perception of who is experimenting the works can be very strong: some visitors seeing all those faces staring at them had to teleport away after less than one minute to avoid distress and anguish.

The style used needs a mention. Aloisio is NOT using sculpted but just simple prims and a very sparing use of scripts, mainly used to make some effects or to animate textures.
Unluckily he cannot show all of his works due to lack of prims (each “head” you see in the images costs around 20 prims). Probably remaking them in sculpted he can optimize, but even better he should transfer these works to some OpenSim grids where prims are not a problem at all.



Salahzar Stenvaag

Fruitore, gallerista e “pittore 3D”: una passione per l’arte a 360°



Approfondiamo la conoscenza con Aloisio Congrejo, coautore dell’ultima esposizione B/W/C http://slurl.com/secondlife/Star%20Night/14/72/2547
(Bianco e nero e colore) già descritta in questo blog#. Aloisio fa parte della categoria degli artisti non artisti, quelli che non si prendono troppo sul serio e sono consapevoli di stare in qualche modo “giocando” e “sperimentando” nella seconda vita. Dal suo profilo: ......Non mi considero "un artista" e tantomeno l'inventore di chissà quale "innovazione creativa", creo per il solo piacere di creare.  Il che vuol dire che si è messo in gioco usando almeno 3 “cappelli”: appassionato, mentore e incoraggiatore di nuovi talenti, e interprete creativo lui stesso. “Nato in SL” a inizio 2007, ha iniziato con la terra di Saturnia, per poi gestire una intera sim “Tanalois” dedicata interamente all’arte con la compagna di vita Tani Thor. Lavora come gallerista anche in RL.

Alcuni link:

E qui una interessante “playlist” di opere ad impatto “tecnologico”:
Created with Admarket's flickrSLiDR.
Per avere un “catalogo” visuale delle installazioni fatte negli ultimi anni, ecco alcuni video:

1. Globulis, Opera Immersiva, Novembre 2009, 



2. Agosto 2010 Aloisio Congrejo Gallery in Second Life  




3. Roy, 2011 dedicato alla scena finale di Blade Runner della morte dell’androide



4. Oppression, 2011

5. Solitude, 2011

martedì 16 agosto 2011

“piove nel mio giardino

Mi sento un po' scuro
ma gli orizzonti sono
una piccola luce...”

Si è aperta il 2 agosto 2011, l’ultima mostra di Igor Ballyhoo, chiamata “Le Metamorfosi”, nel cielo a 3000 metri d’altezza proprio sopra la rinnovata area SnowCrash.

SLurl: http://slurl.com/secondlife/UTSA%20Roadrunner%20II/105/133/3958
Di Igor Ballyhoo si è detto parecchio negli ultimi mesi a seguito di mostre e concorsi internazionali. Consiglio ad esempio i seguenti articoli http://slart.spruz.com/pt/IDEALISTA-DEI-CONCETTI-Igor-Ballyhoo-written-by-Lorelay-Yorcliffe/blog.htm o il libretto issuu di Diabolus http://issuu.com/diabolus/docs/ma_igor_ballyhoo oppure ancora http://uwainsllinks.blogspot.com/2010/02/february-artist-talks-igor-ballyhoo.html.
Sull’ultima mostra nello specifico trovate un’ottima “guida turistica” qui: http://nordanomjorden.wordpress.com/2011/07/11/igor-ballyhoos-metamorphoses-at-utsa-artspace/).
Quello che vorrei aggiungere è un approfondimento “emozionale” che potrebbe aiutare a capire le atmosfere e il significato individuale che si può percepire navigando in questa scultura 4D, partendo dal profilo SL di Igor.
“пада киша у мом врту
Осећам се помало тамно
али хоризонти су
мало светлости”
“piove nel mio giardino
Mi sento un po 'buio
ma gli orizzonti sono
poca luce”
Questo si legge (in serbo). Il quasi haiku introduce a mio avviso in maniera congrua il complesso flusso di emozioni che scorrono nella testa di chi sperimenta l’opera in 4D (includendo la musica) e che possono essere stati nella mente di Igor quando l’ha composta.
Quando gli si chiedono commenti su questa sua nuova opera la sua reazione è: (1) “non è finita e non sarà mai finita” .
Se la visitate tenete ben alto l’audio per sperimentare la “quarta D” perchè la colonna sonora - la VII sinfonia di Beethoven - ci accompagna nella nostra visita. La contrastante tranquillità, serenità ma anche animosità e irrequietezza di questa musica, che è stata composta per “celebrare la danza” si presta bene per illustrare molte emozioni dark futuristiche e aliene di queste opere.
Ancora di più se si nota che la sinfonia, osannata da molti critici ma anche pesantemente disprezzata (3) perchè:



"Il signor Van Beethoven va per un suo percorso, ed è un percorso tetro, eccentrico e faticoso definibile in una sola parola: imparare. imparare, e nient'altro che imparare, ma non c’è neanche un po’ di natura o di melodia. E, dopo tutto, non è che un imparare rozzo e non digerito, senza metodo o accordo, dopo una ricerca di modulazioni curioso, una ricerca di progressioni ordinaria, colmo di difficoltà, fino a quando tutto il piacere e la pazienza si perdono. "

Igor Ballihoo è comunque molto anarchico e ha detto in alcune sue interviste a proposito dell’”arte” e degli “artisti” in SL: (4)



"Per cominciare, continuate a chiamarla arte, ma io non ho mai detto che lo sia. Io parlo attraverso le mie opere. Lascio segni intorno a me per la gente che è in grado di leggerli. Mi succede che un giorno incontro qualcosa sulla strada che mi provoca a costruire qualcosa, in altri giorni semplicemente sogno, un altro ancora qualcuno dice una parola e questo mi ispira una costruzione totalmente nuova”

E a proposito degli artisti in SL:
Come ha detto una volta Bryn, l’arte in SL è semplicemente un gioco di ruolo, la gente gioca a fare finta di essere artisti perchè non ha nulla di meglio da fare.
E dopo questa premessa ecco una galleria di immagini ma tenete aperto questo link http://www.youtube.com/watch?v=Va2pkZGnTVw per vedere le immagini con la stessa musica di Beethoven appena descritta:







Salahzar Stenvaag
Riferimenti sul web:

“raining in my garden

 I feel a bit dark, but the horizons are light”


On August 2nd, It just opened the new “official” Igor Ballyhoo installation, in the sky at 3000 m height above the renowned SnowCrash area.
http://youtu.be/oEcJ4RUbEvg
Much has been spoken and written on Igor Ballyhoo in latest months due to various International exhibits and awards. If you want to read a bit about that (other than googling him) II suggest the following posts:
Regarding the current exhibition you can find a very good “Turist Guide” here: http://nordanomjorden.wordpress.com/2011/07/11/igor-ballyhoos-metamorphoses-at-utsa-artspace/).
What I’d like to add here is an “emotional” addition that can help understanding the atmosphere and individual meaning that you might feel exploring in this 4D installation, starting from the Igor’s SL profile where you can read this (in Serbian):

“пада киша у мом врту
Осећам се помало тамно
али хоризонти су
мало светлости”

“raining in my garden
I feel a bit dark
but the horizons are
little light”



This almost-Haiku introduces us perhaps in a good way to the complex flow of emotions flowing in the head of who is exploring this 4D installation (additional D stay for the music) and that might be in the mind of Igor when he composed this.
When he is asked about this installation his reaction is: (1) “it is unfinished and will never be finished”.
If you are going to visit it, please keep music well up to experiment the “fourth D dimension” because music here - 7th Beethoven Symphony - is playing an essential part. The Contrasted tranquillity, serenity but also the animated and unrestness of this music, composed “to celebrate the dance” does fit well to describte many alien, dark and futuristic emotions of this environment.
Even more if you note that the symphony, very well considered by some critics, did received heavy bad words (3), because:
"Mr. Van Beethoven goes his own path, and a dreary, eccentric, and tiresome path it is: learning, learning, and nothing but learning, but not a bit of nature or melody. And, after all, it is but a crude and undigested learning, without method or arrangement, a seeking after curious modulations, a hatred of ordinary progressions, a heaping up of difficulties, until all the pleasure and patience are lost."
Igor Ballihoo is a very anarchic person and in some circumstances he said regarding “art” and “artists” in SL (4):
“first of all, you keep calling it art, I never clame it to be. I talk
through my works. I leave marks around for ppl who
can read them. one day I see something on street
and it provoke me to make some work, other day I
dream, again sometimes someone from this world
say one word and it inspire whole new build.”

Regarding SL Art community in SL:

“As Bryn once said, art in sl is simply rPG – ppl play
roles of artists coz they have nothing better to do.”

And after this long introduction, here a small gallery of snapshots, but you should also take open this link http://www.youtube.com/watch?v=Va2pkZGnTVw to see them with the same music from Beethoven we just described...



















Salahzar Stenvaag



Web links:




venerdì 12 agosto 2011

B&W&C by Daco Monday e Aloisio Congrejo

Ricevo l'invito per l'inaugurazione di B&W&C, di Daco Monday e Aloisio Congrejo. Purtroppo so già che non ci potrò essere, e non è il solito attacco di misantropia. Vedo però che Aloisio ha messo lo SLURL, così decido di buttare alle ortiche ogni regola di buona educazione e di entrare prima. In fondo, diventerà uno spazio pubblico da stasera, posso sempre dire di essere di altro fuso orario.
Così arrivo.




Ci sono creazioni che non vanno elaborate o studiate o osservate. Vanno vissute e basta, eliminando gran parte degli schemi mentali usuali. Per esempio, il riferimento della presentazione ai tre piani dell’esposizione è pura convenzione, distrutta nel momento in cui si atterra. Cercate il pavimento? Sbagliato. Dovete uscire dal cubo della realtà tridimensionale per navigare nel vostro spazio mentale, per oltrepassare i confini a cui vi ha abituato la fissità percettiva dei sensi, per cercare il punto dove la vostra mente nuda incontra quella di Daco e Aloisjo. Sono creazioni che vanno esplorate, cercando un’armonia impossibile con tutte le maschere che vi osservano in ogni mossa, lottando con la materia per cercare ogni possibile contatto. Bisogna... penetrarle. Togliete quel sorriso idiota dalla vostra faccia e mettetevi in gioco -.-
Si inaugura oggi, venerdì 12 agosto, alle 22.00. Qui il biglietto d'ingresso:

martedì 19 luglio 2011

SENZA REGOLE...



All rules disrupted… The CHESS REVOLUTION
di Shellina Winkler e Mistero Hifeng

http://maps.secondlife.com/secondlife/Imparafacile/93/75/1252


Si ritorna a parlare della ormai celebre scacchiera di Shellina Winkler, stavolta grazie ad un'idea "by Imparafacile", realizzata attraverso un'interessante commistione di generi e stili. L'artista coinvolto è Mistero Hifeng, noto fotografo con esperienze artistiche sia nel virtuale che nel reale. Di lui ricordiamo le suggestive ed originali fotografie scattate ed abilmente trattate in post-produzione con tecniche macro e tilt-shift, e la sottile ironia di uno sguardo che sa essere pittorico e visionario oltre che squisitamente fotografico.

In questa mostra Mistero ritrae la scacchiera e le pedine trasfigurandole in una sorta di surreale dimensione onirica, permeata di inquietanti suggestioni quasi psicanalitiche.


Il messaggio artistico di Shellina, da lei - come suo solito - celato nemmeno tanto velatamente nel titolo dell'opera - è la volontà, se non addirittura la necessità estetica e morale, di rompere gli schemi precostituiti ed infrangere le opprimenti imposizioni del vivere comune. Ebbene, quale metafora migliore della scacchiera per simboleggiare le regole con cui l'umanità ha imprigionato se stessa in un rigido ed autoreferenziale cerimoniale?


Di scacchiere, Shellina ne crea addirittura due. La prima, in piano, ne subisce in pieno la ribelle insofferenza: la forza del pensiero, vivificata dall'ispirazione artistica, riesce a sconvolgere le monotone geometrie euclidee e – di conseguenza - le scontate convenzioni sociali e culturali. La scacchiera risulta così distorta nei suoi tratti strutturali ed alterata nei suoi presupposti logici. I quadrati bianchi e neri, privati della loro conseguenzialità preordinata, si incurvano, si flettono, si intrecciano nella tormentosa ed improbabile ricerca di nuovi equilibri; così, in una sorta di rivisitazione post-moderna e digitale della optical art, ciò che è statico diventa dinamico, ciò che è fisso diviene mutevole, e ciò che è certo diventa illusorio, ricordandoci che l'arte è come la natura, insofferente a classificazioni e rigidi schematismi.


Ma c'è un'altra scacchiera, verticale e perpendicolare alla prima. Una scacchiera in una posizione, quindi, innaturale e non consona alla sua funzione. Una scacchiera "impossibile". Ma, paradossalmente, proprio su di questa gli scacchi "prigionieri" continuano a muoversi meccanicamente, autonomamente, schiavi ancora delle regole del gioco; un gioco assurdo ed impossibile, un gioco che invece è stato fatale per gli scacchi ribelli che hanno osato trasgredire ed hanno pagato a caro prezzo la loro voglia di libertà.

Un'installazione, insomma, imponente e ricca di simboli e significati, intelligentemente concepita e magistralmente realizzata. Da vedere e - soprattutto - da vivere.

Pinovit Pinion


Ringrazio Pauline Tunwarm che mi ha fornito qualcuna delle foto che ho pubblicato. Anche lei ha parlato dell'evento sul suo bello e poetico blog. Vi consiglio una visita:

http://overdreamsland.wordpress.com/2011/07/19/the-chess-revolution/